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Louise Brooks. Icona di stile degli anni ’20

Se il nome non vi dice niente una breve descrizione vi basterà per farvi capire di chi stiamo parlando: capelli scuri a caschetto, come la moda dell’epoca suggeriva, occhi neri e vivaci, pelle diafana, un sorriso ammaliante nascosto da labbra a forma di cuore. La diva del cinema muto per eccellenza.

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8 Apr 2019

Il bellissimo volto di Louise Brooks, conosciuta più semplicemente come Lulù, è sicuramente una di quelle immagini maggiormente associate ai Ruggenti Anni Venti. Se il nome non vi dice niente una breve descrizione vi basterà per farvi capire di chi stiamo parlando: capelli scuri a caschetto, come la moda dell’epoca suggeriva, occhi neri e vivaci, pelle diafana, un sorriso ammaliante nascosto da labbra a forma di cuore. La diva del cinema muto per eccellenza.

Louise Brooks nacque nel 1906 in Kansas da un avvocato molto facoltoso, e da una donna appassionata di arte e musica, che ne influenzò la carriera artistica. Fu proprio grazie alla madre infatti che Louise si appassionò alla danza e, proprio come ballerina, nel 1922 cominciò la sua ascesa nel mondo dello spettacolo. A causa del suo carattere irriverente, si trovò però ben presto in contrasto con le altre componenti della compagnia Denishawn Dancers, da cui fu cacciata quasi subito. Lei stessa era ben cosciente del suo carattere tant’è che così si descrisse: 

…feci il mio ingresso nel mondo con una radicale abitudine alla verità che ha automaticamente eliminato dalla mia vita quella piatta monotonia che devono provare i bugiardi … e così sono rimasta, in una crudele ricerca di verità e perfezione, come il carnefice inumano di ogni ipocrisia, evitata da tutti, tranne da quei pochi che hanno vinto la propria avversione alla verità per poter liberare quanto di buono c’è in loro.”

Grazie all’amica Barbara Bennet, figlia dell’attore Richard Bennet, riuscì a trovare spazio come corista nel vaudeville Scandals di George White e, dopo una breve parentesi al Cafè de Paris di Londra (dove introdusse le flessuosità del charleston, ballo allora del tutto sconosciuto nel Vecchio Continente), fece rientro a New York per debuttare nel 1925 a Broadway con le Zeigfeld Follies. Quello stesso anno apparve per la prima volta sul grande schermo con il film The Street of Forgotten Mencui seguirono altri film di successo come Love ‘em leave ‘em, The American Venus, A Social Celebrity, che la consacrarono come stella nascente del cinema muto. La ricchezza e la notorietà le aprirono presto le porte di Hollywood, diventando in poco tempo una delle attrici più ricercate e amate. Nel luglio del 1926 Louise sposò Eddie Sutherland, il regista che l’aveva diretta in It’s the old Army game, innamoratosi di lei a prima vista. Ma Louise era una donna poco incline a relazioni durature e molto insofferente nei confronti dell’ambiente Hollywoodiano, in cui Sutherland invece era perfettamente inserito: il matrimonio finì ufficialmente con il divorzio nel 1928. 

La stessa vita di Louise alimentava il mito: eccessi e sfrontatezze, amanti del calibro di Charlie Chaplin e Greta Garbo, flirt con George Gershwine e William S. Paley (fondatore della CBS), una vita sempre al limite, tra alti e bassi, con un unico comune denominatore, l’autenticità. 

Anche in Europa il mito di Louise non tardò ad arrivare; il regista austriaco Georg Wilhelm Pabst la chiamò per lavorare con lui nel filmIl Vaso di Pandora, preferendola addirittura a Marlene Dietrich. L’attrice statunitense, già in contrasto con il capo della Paramount, decise, per nostra fortuna, di accettare l’offerta: quella fu infatti una delle migliori interpretazioni che Louise ha lasciato al pubblico. 

Nonostante l’enorme successo ottenuto in Europa, Louise decise di tornare a Hollywood, dove fece però fatica a reinserirsi a causa dei precedenti contrasti avuti con le Major e dell’avvento del sonoro, che stava trasformando l’industria cinematografica. 

Dirà la stessa Brooks

Le attrici brune, di piccola taglia si eclissarono o si fecero bionde e si ridisegnarono le loro sopracciglia con archi stretti e con false ciglia. Davanti alla macchina da presa lanciavano in primi piani sguardi misteriosi, gettando la testa indietro ad ogni momento e afflosciandosi su letti o divani, prive di difesa.” 

Recitò ancora in alcuni film di scarso successo ma fu costretta a dichiarare bancarotta. Per sopravvivere Louise Brooks si esibì come ballerina in teatri, nightclub e in numerosi locali per tutto il paese. Si sposò un’ennesima volta con il nel 1933 con il playboy Deering Davis, con cui aveva fondato un gruppo di ballo (questa volta il matrimonio durò a malapena cinque mesi). Aprì una scuola di ballo a Hollywood. Successivamente a New York lavorò per un breve periodo come attrice radiofonica e scrittrice di gossip, per poi cadere nell’oblio lavorando persino come commessa in un Department Store sulla Fifth Avenue.

Completamente dimenticata, fu grazie a Henri Langlois, direttore della Cineteca Nazionale di Parigi, che la sua figura fu riscoperta, innalzandola a icona del cinema. Sulla sua scelta dirà lo stesso Langlois:

Più della Garbo, il volto, gli occhi, i capelli tagliati alla Giovanna D’Arco di Louise Brooks, e il suo sorriso. Chi l’ha vista non può dimenticarla. È l’attrice moderna per eccellenza, poiché, come le statue antiche, è fuori del tempo”. 

Da qui Louise Brooks trovò la spinta per scrivere la sua verità su Hollywood Lulu in Hollywood del 1982, filtro razionale e spregiudicato di un mondo, quello dello spettacolo, già allora spietato. Morì nel 1985.

by Ilaria Di Puccio

Ecco quello che ti faremo ballare:

The Lindy Hop – Charleston – Jazz Roots – Balboa – Shag – Blues

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