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La Rivoluzione dello Swing

Lo swing è un genere musicale, nato negli anni venti ed evolutosi fino a divenire un genere definito nel 1935 negli Stati Uniti, sviluppandosi contemporaneamente in due contesti completamente differenti: New York e Kansas City.

jazzroad

23 Set 2019

Swing è un sostantivo inglese che significa “oscillazione”. Apparve per la prima volta nel 1907 nel titolo di una composizione di Jelly Roll Morton Georgia Swing e fu subito adottato dal linguaggio del mondo jazz.

Per molti lo swing non è un elemento che può essere rappresentato su pentagramma: per alcuni lo swing è interiorizzato e si esprime grazie a stati d’animo, personalità e carattere, cultura musicale.

A questa visione soggettiva se ne contrappone una più oggettiva che si basa su delle particolarità ritmiche nell’accentuazione del secondo e del quarto movimento della battuta, un’accentuazione del tempo debole.

Se si considera una tipica struttura in 4/4 (solfeggiato: ùn dù trè quà).

Nello Swing si crea un dondolio, semplicemente ponendo l’accento sul tempo pari, invece che sul tempo dispari.

E così, se in un normale brano pop in 4/4 la sensazione sarà questa:

ÚNTRÉ quà 

in un brano Swing in 4/4 la sensazione sarà diversa, solo spostando l’accento:

ùn  trè  QUÀ.

Prima dello Swing un tema musicale aveva un ritmo binario, cioè 4 battute da 2 note ciascuna di uguale durata. 

Lo Swing invece è costituito da 4 quattro battute di 3 note ciascuna dove la prima nota è più lunga delle altre 2 (1 croma + 2 semicrome). Questo crea la tipica sincope dello Swing.

Per i ballerini di Swing questo meccanismo musicale si traduce nel ritmo del triplo step.

Lo swing è un genere musicale, nato negli anni venti ed evolutosi fino a divenire un genere definito nel 1935 negli Stati Uniti, sviluppandosi contemporaneamente in due contesti completamente differenti: New York e Kansa City.

Negli Stati Uniti, patria del jazz, già da qualche tempo erano attive le cosiddette big band sia in ambiente newyorkese che a New Orleans. Alla fine degli anni ’20 cominciò invece a farsi strada un nuovo modo di concepire la sessione ritmica e l’esecuzione delle note all’interno dei brani che divennero particolarmente movimentati, dinamici, ed eseguiti in un mood che potrebbe essere definito sincopato e “oscillante” come appunto indicato dal verbo “to swing”.

Storicamente questo fenomeno culturale è il prodotto di una serie di cambiamenti sociali. Dopo il periodo del proibizionismo, cominciò a diffondersi un forte bisogno di innovazione anche sotto il profilo musicale e nel campo dell’intrattenimento. Così, tra gli anni ‘30 e ‘40 il genere promosso dalle big band che eseguivano composizioni swing divenne popolarissimo e non a caso in riferimento a questi anni si parla di Era dello Swing.

Il termine big band fa riferimento proprio al fatto che queste formazioni comprendevano una serie di strumenti a fiato più pianoforte, contrabbasso, batteria e chitarra. Si esibivano prevalentemente nelle sale di ballo, e grazie ai progressi tecnici del periodo, iniziarono anche a realizzare delle registrazioni, con supporto di case discografiche.

Tra i nomi più importanti che diedero il proprio contributo allo sviluppo del genere si annoverano Duke Ellington, Count Baisie, Benny Goodman detto anche il Re dello Swing, Glenn Miller, Harry James. 

Tra gli anni 1935 e 1946 lo swing delle big band divenne il genere più popolare degli Stati Uniti: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti e bandleader come Louis Prima, Fletcher Henderson, Shep Fields, Benny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman, Harry James e Artie Shaw furono i protagonisti di questo periodo.


Ecco quello che ti faremo ballare:

The Lindy Hop – Charleston – Jazz Roots – Balboa – Shag – Blues

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